Una comunità educante?

Pensieri sparsi. Sono quelli che vengono alla mente in riferimento ai recenti fattacci successi nella comunità di Molinetto, dove alcuni preadolescenti e adolescenti stanno cercando di farsi notare in quanto a bullismo.

Come molti già hanno fatto notare, questi fatti tirano in ballo soprattutto la comunità educativa. Tutta la comunità, non i soli genitori di questi ragazzi. Perché questa è una questione educativa, prima ancora di essere una faccenda relativa solo al tema della sicurezza e del controllo. Coinvolgere le forze dell’ordine va bene; sicuramente devono fare il loro mestiere. Ma attenzione a non buttare addosso a loro compiti che sono prettamente educativi. Oggi chi deve interrogarsi è tutto il mondo adulto: genitori, insegnanti, catechisti, allenatori. Ma non solo coloro che hanno un ruolo educativo “ufficiale”. Perché come diceva un vecchio proverbio africano “per educare un bambino ci vuole un intero villaggio”. E questa cosa è vera più che mai oggi e con i ragazzi. Perché è tutta la comunità che fa passare certi messaggi e certi “stili” di comportamento.
E come dice il pedagogista Alberto Pellai (sono andato a rileggermi un suo post di alcuni mesi fa) “dovremmo chiederci come e dove hanno imparato che diventare potenti con la prepotenza è meglio che conquistare reale potere d’azione grazie alla competenza”.
Purtroppo ultimamente il mondo adulto non sta certo dando un grande esempio ai ragazzi. Stiamo creando delle comunità piene di arroganza e di individualismo. Di indifferenza verso gli altri e di incapacità di vivere gli spazi comuni. Delle comunità enormemente divise, incapaci di ascolto e di dialogo, dove la logica è “chi non è con me è un nemico”. Dove passa costantemente il messaggio che si può avere e fare tutto ciò che si vuole. E subito.
C’è bisogno di maggior umiltà, di capacità di ascolto e dialogo. Abbiamo bisogno di luoghi (fisici e relazionali) dove i ragazzi possano trovarsi e crescere. Luoghi positivi dove si possa respirare un clima positivo e dove tutti gli adulti si sentano parte di una comunità educativa. Sicuramente che “vigila”. Ma soprattutto che accoglie e dialoga. Nella fatica di farlo con i preadolescenti e adolescenti di oggi. Ma non per questo è concesso abdicare al proprio ruolo di adulti (quindi di educatori). Purtroppo nella nostra comunità questi luoghi mancano o sono in forte crisi (in primis gli oratori).
Ma sarebbe scorretto vedere solo gli aspetti negativi. Da parte di molti c’è una consapevolezza maggiore del proprio ruolo educativo. C’è molta voglia di formarsi, di confrontarsi e di mettersi in discussione. Ci sono molte energie e risorse sul territorio.
Probabilmente non basta. Forse si paga l’assenza di guida e di stimolo da parte di chi dovrebbe avere un ruolo simile nella comunità…
Abbiamo davanti un bel lavoro da fare. Buon cammino!

 

 

 

 

 

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