Elezioni 2018: cercasi una politica per il futuro

Si stanno per avvicinare le elezioni politiche del 4 marzo. E finalmente finirà una campagna elettorale quantomeno imbarazzante. La peggiore che abbia mai visto, anche se purtroppo ad ogni elezione sono costretto a fare questa considerazione.

Siamo in un momento storico cruciale, con questioni all’orizzonte di importanza mastodontica. Ci sarebbe da confrontarsi e ragionare per mesi interi su moltissimi temi. Il futuro dell’Europa, il ruolo dell’Italia nello scenario mondiale, la messa in sicurezza delle zone a rischio sismico, le riforme istituzionali, le scelte strategiche in campo economico, le politiche energetiche, le prospettive demografiche, i cambiamenti climatici, il destino del welfare, il consumo del suolo, l’ambiente. E potrei continuare. Ma meglio fermarsi per non farsi prendere dall’angoscia dovuta alla constatazione che di questi temi non si è affatto parlato (se non con qualche vago slogan). Stavo per elencare alcuni degli argomenti sui quali si è dibattuto in queste settimane, ma ho preferito fermarmi. I partiti si sono sfidati in una gara a chi faceva le promesse più irrealizzabili. Nella maggior parte dei cari, proposte che non guardavano al futuro (“faremo”) ma al passato (“aboliremo”). Evitando di dare un minimo di visione del futuro, di esprimere la loro opinione su ciò che è veramente importante per il nostro destino. Cioè evitando di fare politica.

Ci si chiede come è stato possibile arrivare ad un livello così basso. Forse ogni tempo ha i politici che si merita. Siamo nell’epoca del rancore, della rabbia, dell’indifferenza e dell’arroganza di chi pensa di aver capito tutto del mondo e di essere in grado di saper far tutto (basta fare un tour sui social). Quindi figuriamoci se si cerca di valutare la classe politica per ciò che propone o per come ha governato.

In ogni caso anche questa campagna elettorale fa emergere che c’è un grande bisogno di politica. Di politica vera. Alta. Capace di disegnare il futuro, di prospettare un sogno. Una politica capace di gestire e risolvere i problemi, e non di cavalcarli per speculare (elettoralmente) su di essi. Rispondendo alla rabbia e alla disperazione della gente con bugie e falsi slogan che parlano solo alla pancia delle persone, con il solo obiettivo di avere qualche voto in più.

In ogni caso mai come ora, politicamente parlando, mi sento orfano. Sicuramente orfano di un partito e di un progetto credibile. Ma ancora di più, orfano di una buona politica. E forse questa fatica di ritrovarsi in un partito (anche per chi, come me, ha quasi sempre avuto in tasca una tessera di partito) è proprio dovuta a questa assenza di progettualità e di visione del futuro. Ho ben presente la tradizione politica nella quale mi riconosco, ma non trovo nessun partito che rappresenti un progetto nel quale identificarmi.

Ma in tutto questo la fiducia non può mancare. Per questo faccio mie le parole di don Tonino Bello: “Chi spera cammina, non fugge! Si incarna nella storia! Costruisce il futuro, non lo attende soltanto! Ha la grinta del lottatore, non la rassegnazione di chi disarma! Ha la passione del veggente, non l’aria avvilita di chi si lascia andare. Cambia la storia, non la subisce!“. E queste parole ricordano che la politica non va solo “aspettata”, ma va costruita insieme. Una politica vera. Perché per costruire un futuro con più pace, giustizia, solidarietà, sviluppo, rispetto dell’ambiente (e potrei continuare) c’è bisogno di politica. Una buona politica. Fatta da tutti.

 

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