Sentinella, quanto resta della notte?

Pronti a partire per questa nuova edizione di Per…corri la Pace; 5 giorni in bicicletta da Brescia a Firenze, passando per Marzabotto, Montesole, Barbiana, Romena, Camaldoli, La Verna, Arezzo, Siena. Tanti km e tante salite. Quindi tanta fatica. Quella stessa fatica che serve per costruire la pace, per concretizzare i principi della nostra Costituzione, per educare alla giustizia e all’accoglienza…
Proprio in queste ore si assiste all’ennesima campagna di odio contro gli stranieri. Questa volta la balla è raccontare che la malaria sta tornando a causa loro. Ma ogni giorno ce n’è una: i richiedenti asilo vanno negli alberghi di lusso e sono tutti stupratori, portano il terrorismo (nonostante siano scappati proprio da quello) e molto altro. Chi diffonde certe menzogne sa di farlo (quindi ha una colpa doppia); chi ci crede senza nessuno spirito critico evidenzia la necessità di lavorare in campo educativo e culturale. Proprio quello che avevano ben presente i testimoni che “incontreremo” idealmente in questo cammino. Il primo (Giuseppe Dossetti), amava citare il verso del profeta Isaia “Sentinella, quanto resta della notte?”.
Ecco; spesso la sensazione è proprio quella di essere immersi in un buio profondo. In una notte della quale si fa fatica a intravedere la fine e che avvolge la nostra cultura, il nostro senso di giustizia e di solidarietà, la capacità di incontrare l’altro e di mettere al centro la persona, le forme di partecipazione reale per costruire il bene comune realizzando la nostra democrazia.
Insomma un buio che ci avvolge e che spesso ci butta nello sconforto e nel pessimismo. Ma poi la sentinella risponde, e ci ricorda che dopo la notte “viene il mattino”. E ognuno di noi è chiamato a contribuire perché l’aurora arrivi il prima possibile e la luce illumini il cuore di ogni uomo, anche di chi sembra solo cinico, arrogante ed egoista. Anche per questo pedaliamo e corriamo. Sappiamo che non basta, e che la vera sfida inizierà dopo il nostro ritorno. Ma è un modo per ricordare che dopo la notte “viene il mattino”.

Memoria o oltraggio alla memoria?

Siamo a un secolo dalla prima guerra mondiale, e le iniziative per fare memoria per fortuna non mancano. Nel bresciano abbiamo un “santuario naturale”, un enorme memoriale che ricorda questa enorme tragedia: il gruppo dell’Adamello. Proprio per fare memoria negli ultimi 2-3 anni ho raggiunto la cima e il Corno di Cà Vento, ho visitato musei e trincee, visto filmati, letto libri. Fare memoria del proprio passato è doveroso per un popolo e per una società civile che vuole costruire il suo futuro imparando dalla propria storia. Ma bisogna farlo con onestà intellettuale e rispettando ciò che la storia è stata. Per questo trovo assurda l’iniziativa che sta portando avanti un’associazione per installare un tricolore lungo ben 1 km sulla parete nord dell’Adamello. E’ assurda per questioni tecniche e ambientali (il lavoro a quell’altitudine, le condizioni del ghiacciaio e molto altro). Ma soprattutto per il significato. Non stiamo ricordando la vittoria dell’Italia ad un mondiale di calcio, ma stiamo ricordando la fine di quella che esattamente un secolo fa Benedetto XV definì una “inutile strage”, che fece più di 15 milioni di morti in tutta Europa e che scoppiò per motivi ridicoli (addirittura nei primi mesi del conflitto l’Italia non sapeva da che parte schierarsi; l’importante era entrare in guerra!). Proprio sotto la parete nord dell’Adamello c’è uno dei più bei memoriali della guerra. E’ la tomba che gli alpini italiani costruirono per seppellire 5 soldati austriaci morti nel luglio 1915 durante un attacco a passo Garibaldi. Alpini italiani che diedero degna sepoltura e dei “nemici”, che stavano combattendo “per la loro patria” (come recita la lapide). Chi visse quella tragedia seppe andare oltre alla retorica della guerra e dello scontro tra nazioni, dando priorità al valore della vita e della dignità umana. Per fare memoria credo si debbano valorizzare piccoli luoghi come questo, piuttosto che mettere installazioni che sembrano ricordare solo la retorica nazionalista che portò a quella “inutile strage”.

 

Perché Pensieri Sparsi

Ecco il primo post, che in realtà non è tale. Ma un dire cosa è questo blog. L’intenzione è quella che Pensieri Sparsi possa essere uno spazio dove poter condividere idee, considerazioni, suggestioni. Insomma qualche pensiero in ordine sparso. Non ho nessun pretesa di essere un opinionista o un esperto. Ma ho il desiderio di condividere pensieri e riflessioni in un mondo virtuale dove troppe volte trovano spazio solo il rancore, l’arroganza, le urla e gli slogan. Il web è uno strumento meraviglioso, che può essere utilizzato per crescere enormemente come persone e come comunità, o per andare incontro a strade preoccupanti. L’intenzione è quella di lanciare stimoli e provocazioni, su argomenti vari che mi stanno a cuore (politica, società, fede, Chiesa, territorio e altro ancora). Nella speranza che, direttamente sul blog o tramite il rilancio sui social, possa diventare uno spazio di condivisione. Purché pensata e non urlata. Di testa e di cuore, e non di pancia. Astenersi coloro che credono di aver già capito tutto del mondo e della vita; ben venga chi ha dubbi e vuole interrogarsi sulle questioni.